La costificazione è il processo attraverso il quale un’azienda identifica e quantifica le risorse necessarie per realizzare un prodotto. Non significa semplicemente sommare il prezzo delle materie prime: per ottenere un valore attendibile bisogna considerare anche lavorazioni, manodopera, utilizzo dei macchinari, scarti e una quota dei costi indiretti legati alla produzione.
Conoscere il costo di un prodotto è fondamentale per definire prezzi sostenibili, valutare la marginalità, confrontare alternative produttive e individuare le lavorazioni che incidono maggiormente. Una stima incompleta può portare a considerare redditizia una commessa che in realtà assorbe più risorse di quanto previsto oppure, al contrario, a formulare un prezzo troppo elevato rispetto al costo industriale reale.
Indice
- Che cosa si intende per costo di prodotto
- Quali voci entrano nella costificazione
- Il costo dei materiali non coincide sempre con il prezzo di acquisto
- Come calcolare il costo della manodopera
- Come si determina il costo orario di una macchina
- Setup e dimensione del lotto
- Come attribuire i costi indiretti
- Un esempio semplice di costificazione
- Costo standard e costo consuntivo
- Costificazione preventiva e should cost
- Perché il foglio di calcolo può diventare difficile da gestire
- Perché collegare costificazione e progettazione
- Come ottenere una costificazione più affidabile
Che cosa si intende per costo di prodotto
Nel contesto manifatturiero, il costo di prodotto rappresenta il valore delle risorse impiegate per arrivare al bene finito. La composizione precisa dipende dall’obiettivo dell’analisi: il costo utilizzato per formulare un preventivo può essere costruito in modo diverso rispetto a quello impiegato per il controllo di gestione o per la valorizzazione delle rimanenze.
La distinzione principale è tra costi diretti e costi indiretti. I primi possono essere attribuiti in maniera relativamente immediata a uno specifico prodotto. I secondi riguardano invece risorse condivise tra più produzioni e richiedono un criterio razionale di ripartizione.
Anche i principi contabili utilizzano questa distinzione. L’OIC 13 sulle rimanenze indica che il costo di produzione comprende costi diretti e costi generali di produzione ragionevolmente imputabili al prodotto, distinguendo voci come materiali, manodopera diretta, ammortamenti, manutenzioni e consumi produttivi.
Quali voci entrano nella costificazione
In un processo industriale le principali componenti possono essere ricondotte a poche categorie, anche se la loro importanza cambia notevolmente da un prodotto all’altro.
- Materiali diretti: materie prime, semilavorati e componenti acquistati utilizzati per realizzare il prodotto.
- Manodopera diretta: tempo impiegato dagli operatori nelle attività direttamente riferibili alla lavorazione o all’assemblaggio.
- Costi macchina: utilizzo di centri di lavoro, presse, torni, laser, impianti o altre attrezzature necessarie alla produzione.
- Attrezzaggi e setup: tempi e risorse necessari per preparare macchina, utensili e attrezzature prima della produzione.
- Scarti e sfridi: materiale acquistato ma non presente interamente nel prodotto finito.
- Costi indiretti di produzione: manutenzioni, ammortamenti, energia, personale indiretto e altri costi condivisi dal reparto produttivo.
La difficoltà non consiste quindi soltanto nel raccogliere i dati, ma nell’attribuirli correttamente. Un materiale acquistato per uno specifico componente è facilmente imputabile; il costo della manutenzione dello stabilimento deve invece essere distribuito secondo un criterio coerente.
Il costo dei materiali non coincide sempre con il prezzo di acquisto
Per calcolare correttamente la componente materiale bisogna partire dalla distinta base e conoscere quantità e prezzo unitario dei diversi componenti. Tuttavia, utilizzare semplicemente l’ultimo prezzo riportato in fattura può non essere sufficiente.
Possono incidere trasporto, dazi, sconti commerciali e quantità acquistate. Nei prodotti ottenuti da lamiera, barre o altri materiali grezzi bisogna inoltre considerare sfridi e rendimento del materiale.
Se per ottenere un particolare finito da 4 kg è necessario partire da 6 kg di materiale, calcolare il costo soltanto sui 4 kg finali sottostima la quantità realmente utilizzata. Una corretta costificazione deve quindi partire dal consumo effettivo richiesto dal processo produttivo.
Come calcolare il costo della manodopera
Per la manodopera diretta è necessario conoscere il tempo necessario per eseguire ciascuna operazione e il relativo costo orario.
Se un’operazione richiede 20 minuti e il costo industriale della manodopera è pari a 30 euro l’ora, il costo diretto attribuibile a quella fase sarà di 10 euro. Il principio è semplice, ma il risultato dipende dalla qualità dei dati di partenza.
Utilizzare tempi teorici molto inferiori a quelli realmente registrati porta a sottostimare il prodotto. Allo stesso modo, utilizzare indiscriminatamente tempi storici può incorporare inefficienze che non appartengono necessariamente al processo ottimale.
È quindi utile distinguere tra tempo teorico, tempo standard e tempo effettivo, soprattutto quando la costificazione viene utilizzata per formulare preventivi o confrontare scenari produttivi.
Come si determina il costo orario di una macchina
Il costo macchina rappresenta una delle voci più importanti nei processi ad alta automazione. Non coincide con il solo consumo elettrico dell’impianto.
Nel calcolo possono essere considerati ammortamento, manutenzione, energia, occupazione dello spazio produttivo, utensili, assistenza e altre risorse necessarie al funzionamento. Questi costi vengono rapportati alle ore produttive utilizzabili per ottenere un costo orario macchina.
Se una lavorazione occupa un centro di lavoro per 15 minuti e il suo costo orario è pari a 80 euro, a quella fase possono essere attribuiti 20 euro di costo macchina, ai quali andranno aggiunte le altre componenti previste.
È importante utilizzare un numero realistico di ore produttive. Dividere i costi annuali per tutte le ore teoricamente disponibili può generare un valore troppo basso se l’impianto presenta manutenzioni programmate, cambi produzione e normali periodi di indisponibilità.
Setup e dimensione del lotto
Il costo di attrezzaggio permette di capire perché la quantità prodotta influenza così tanto il costo unitario.
Supponiamo che preparare una macchina richieda due ore per un costo complessivo di 160 euro. Se vengono prodotti 10 pezzi, il setup pesa 16 euro su ciascun componente. Con una produzione di 100 pezzi, la stessa preparazione incide invece per 1,60 euro a pezzo.
Per questo una costificazione affidabile deve sempre conoscere la dimensione del lotto. Attribuire lo stesso costo unitario a una produzione prototipale e a una serie di migliaia di pezzi può fornire risultati molto lontani dalla realtà.
Come attribuire i costi indiretti
I costi indiretti sono più complessi perché non possono essere collegati direttamente a un singolo prodotto. Ne fanno parte, a seconda dell’organizzazione, manutenzione generale, ammortamenti produttivi, materiali di consumo, personale indiretto e direzione tecnica dello stabilimento.
Devono quindi essere individuati dei driver di allocazione, cioè parametri che consentano di ripartire il costo in maniera coerente. Possono essere utilizzate ore macchina, ore di manodopera diretta, costo della manodopera o altre basi considerate rappresentative del processo.
L’OIC indica proprio ore di manodopera, costo della manodopera, ore macchina e costo primo tra i possibili criteri per attribuire i costi generali di produzione. La scelta deve però essere coerente con le caratteristiche dell’attività: utilizzare le ore di manodopera per distribuire costi legati prevalentemente alle macchine potrebbe produrre risultati poco rappresentativi.
Un esempio semplice di costificazione
Immaginiamo un componente che richieda 25 euro di materiale, 12 euro di manodopera diretta e 18 euro di utilizzo macchina. A questi si aggiungono 5 euro di quota di setup e 8 euro di costi indiretti di produzione.
Il costo industriale stimato sarà quindi di 68 euro per unità.
Questo valore non coincide automaticamente con il prezzo di vendita. Per arrivare al prezzo finale possono dover essere considerati costi commerciali, amministrativi, logistici, finanziari e soprattutto il margine che l’azienda intende ottenere.
Confondere costo e prezzo è uno degli errori più frequenti: il primo misura le risorse assorbite, il secondo deve consentire all’impresa di coprire anche le altre spese e generare una redditività coerente con i propri obiettivi.
Costo standard e costo consuntivo
La costificazione può essere effettuata prima o dopo la produzione.
Il costo standard rappresenta ciò che il prodotto dovrebbe costare utilizzando quantità, tempi e tariffe considerate normali o obiettivo. È particolarmente utile per preventivazione, budgeting e controllo delle prestazioni.
Il costo consuntivo utilizza invece i dati effettivamente registrati: quantità realmente consumate, ore lavorate, tempi macchina e costi sostenuti.
Confrontare i due valori permette di individuare gli scostamenti. Se un prodotto era stato stimato in 68 euro ma a consuntivo ne costa 78, bisogna capire dove siano nati i 10 euro di differenza: materiale più costoso, maggiore sfrido, tempi superiori al previsto oppure altre inefficienze.
Costificazione preventiva e should cost
Quando un nuovo prodotto non è ancora stato industrializzato, non esistono dati consuntivi sui quali basarsi. Il costo deve quindi essere costruito partendo dalle caratteristiche tecniche e dal processo necessario per realizzarlo.
In questi casi può essere utilizzato un approccio di should costing: il prodotto viene scomposto in materiali, geometrie, operazioni, macchine, tempi e altre variabili per stimare quanto dovrebbe costare in condizioni produttive definite.
Questo tipo di analisi può essere particolarmente utile durante la progettazione perché consente di confrontare alternative prima che vengano congelate le principali scelte tecniche. Modificare materiale, geometria o lavorazione quando il prodotto è ancora in sviluppo è generalmente più semplice rispetto a intervenire quando attrezzature e ciclo produttivo sono già stati definiti.
Perché il foglio di calcolo può diventare difficile da gestire
Per prodotti semplici e poche variabili, un foglio di calcolo può essere sufficiente. La situazione cambia quando bisogna gestire centinaia di componenti, numerosi processi, tariffe macchina differenti e aggiornamenti frequenti dei prezzi.
Il problema non è soltanto il tempo necessario per inserire i dati. Formule non aggiornate, versioni differenti dello stesso file e criteri utilizzati in maniera non uniforme possono produrre costificazioni diverse dello stesso componente.
Una gestione strutturata dovrebbe invece utilizzare dati condivisi e criteri replicabili, così che due analisi effettuate nelle stesse condizioni portino a risultati comparabili.
Perché collegare costificazione e progettazione
Una parte importante del costo di un prodotto viene determinata dalle scelte effettuate quando il componente è ancora in fase di sviluppo. Geometria, materiale, tolleranze e processo produttivo possono rendere una lavorazione semplice oppure molto complessa.
Una tolleranza più restrittiva del necessario, per esempio, può richiedere macchine più precise, tempi maggiori o controlli aggiuntivi. Una forma difficilmente lavorabile può aumentare il numero di piazzamenti o rendere indispensabile un’attrezzatura specifica.
Utilizzare la costificazione già durante la progettazione consente quindi di valutare non soltanto se un componente sia tecnicamente realizzabile, ma anche quali conseguenze economiche producano le diverse scelte.
Come ottenere una costificazione più affidabile
La precisione non dipende dall’aggiungere indiscriminatamente sempre più voci, ma dalla qualità dei dati e dalla coerenza del metodo. Distinta base, prezzi dei materiali, tempi ciclo, costi orari e criteri di allocazione dovrebbero essere aggiornati e tracciabili.
Anche il confronto con i consuntivi è fondamentale. Un modello di costo che non viene mai confrontato con ciò che accade realmente in produzione rischia di mantenere errori e assunzioni non più valide.
I principi internazionali utilizzati nella determinazione del costo delle rimanenze seguono una logica simile, includendo costi di acquisto, costi di conversione e altri costi necessari per portare i beni nelle condizioni e nel luogo attuali. Una sintesi è disponibile nello IAS 2.
La costificazione di prodotto diventa quindi uno strumento decisionale e non soltanto contabile. Sapere quanto incidono materiali, lavorazioni, setup, macchine e costi indiretti permette di formulare preventivi più consapevoli, individuare gli scostamenti e capire dove intervenire per migliorare la redditività. Il risultato più utile non è semplicemente ottenere un numero finale, ma conoscere con sufficiente precisione da quali elementi quel numero è composto.
